I mesi estivi hanno confermato la capacità dei mercati finanziari di assorbire una successione di shock importanti. Il ritorno delle tensioni in Medio Oriente, la volatilità del petrolio, un orientamento più restrittivo della Federal Reserve e il sensibile aumento dei rendimenti obbligazionari non hanno impedito ai principali mercati azionari di mantenere un andamento complessivamente positivo.
Dietro questa apparente tranquillità si è però verificato un cambiamento significativo. Gli investitori sono diventati progressivamente più selettivi, prestando maggiore attenzione alle valutazioni, alla qualità degli utili e alla capacità delle società di trasformare gli investimenti – in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale – in crescita economica effettiva.
Geopolitica e petrolio tornano al centro dell’attenzione
Dopo la tregua che aveva caratterizzato la fine di giugno, luglio ha visto una nuova escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, riportando lo Stretto di Hormuz al centro dell’attenzione dei mercati.
Gli attacchi alle petroliere e alle installazioni militari hanno alimentato i timori di possibili interruzioni dei flussi energetici, provocando forti oscillazioni del petrolio. Durante le fasi più acute della crisi il Brent ha temporaneamente superato quota 100 dollari al barile, per poi correggere rapidamente ogni volta che sono emersi segnali di distensione.
Agosto ha seguito una dinamica simile. Una prima fase di relativa calma ha favorito il rientro del greggio, ma la ripresa delle ostilità nella seconda parte del mese ha riportato il Brent sopra i 90 dollari al barile.
Il petrolio si è così confermato uno dei principali indicatori del rischio geopolitico e, soprattutto, un’importante variabile macroeconomica. Un periodo prolungato di prezzi energetici elevati potrebbe infatti rallentare il processo di disinflazione e costringere le banche centrali a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo.
Federal Reserve: cambiano le aspettative sui tassi
Il secondo grande tema del bimestre è stato il progressivo cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria americana.
La Federal Reserve guidata da Kevin Warsh ha mantenuto inizialmente invariati i tassi, ma le divisioni all’interno del comitato e il persistere delle pressioni inflazionistiche hanno progressivamente modificato le aspettative degli investitori.
Il messaggio è diventato ancora più chiaro durante il simposio di Jackson Hole, quando Warsh ha ribadito che l’inflazione rimane la principale priorità della banca centrale, sottolineando contemporaneamente la solidità dell’economia e del mercato del lavoro americano.
Il mercato ha quindi iniziato a considerare concretamente la possibilità di nuovi rialzi dei tassi.
Questa revisione delle aspettative ha avuto conseguenze soprattutto sul mercato obbligazionario. I rendimenti dei Treasury a lunga scadenza sono saliti sensibilmente, con il decennale americano che durante agosto ha superato temporaneamente il 4,75%.
Per gli investitori obbligazionari il movimento ha avuto un duplice effetto: da un lato ha generato perdite sulle obbligazioni già presenti nei portafogli, soprattutto quelle con duration elevata; dall’altro ha riportato i rendimenti prospettici delle nuove emissioni su livelli decisamente più interessanti.
Azionario: utili solidi compensano tassi e geopolitica
Nonostante questo scenario, i mercati azionari hanno dimostrato una notevole capacità di tenuta.
Negli Stati Uniti la stagione delle trimestrali ha evidenziato risultati generalmente solidi, anche se le reazioni dei singoli titoli sono diventate molto più selettive.
Il settore tecnologico è stato ancora una volta protagonista. Alcune trimestrali hanno provocato correzioni significative, mostrando come le aspettative incorporate nelle valutazioni siano ormai particolarmente elevate. Al tempo stesso, i risultati dei grandi gruppi tecnologici e dei principali produttori di semiconduttori hanno continuato a sostenere la convinzione che gli investimenti nell’intelligenza artificiale rappresentino un importante motore strutturale di crescita.
Un elemento incoraggiante è stato inoltre il progressivo ampliamento della partecipazione al rialzo. Durante l’estate la performance non è stata sostenuta esclusivamente dalle grandi società tecnologiche: industriali, finanziari, materie prime e alcuni segmenti più difensivi hanno iniziato a fornire un contributo crescente.
In Europa il quadro è rimasto relativamente solido. Gli utili societari hanno generalmente sostenuto i listini e lo STOXX Europe 600 ha chiuso agosto con il quinto mese consecutivo di rialzo. La maggiore esposizione europea a finanziari, industriali, energia e società value ha inoltre offerto una maggiore diversificazione rispetto alla forte concentrazione tecnologica del mercato americano.
Obbligazioni: rendimenti nuovamente interessanti
L’aumento dei tassi a lungo termine è stato probabilmente il cambiamento più importante dell’estate per i portafogli multi-asset.
Le preoccupazioni sulla persistenza dell’inflazione, il rialzo del petrolio e i dubbi sulla sostenibilità della politica fiscale americana hanno determinato una nuova pressione sui titoli governativi.
Nel breve periodo questo scenario rimane sfidante per le obbligazioni con duration elevata. Tuttavia, livelli di rendimento più alti stanno progressivamente migliorando il rapporto rischio/rendimento dell’asset class.
Dopo molti anni caratterizzati da rendimenti estremamente bassi, il mercato obbligazionario torna quindi a offrire opportunità interessanti, soprattutto attraverso una gestione attiva della duration e una selezione attenta della qualità creditizia.
Oro ancora protagonista
Anche l’oro ha avuto un ruolo importante durante l’estate.
Il metallo prezioso ha beneficiato dell’incertezza geopolitica e della domanda di protezione, pur mostrando una notevole sensibilità alle oscillazioni dei rendimenti reali americani e del dollaro.
La dinamica conferma come l’oro continui a rappresentare un importante elemento di diversificazione, ma anche come il suo andamento non dipenda esclusivamente dal rischio geopolitico: tassi reali, politica monetaria e andamento del dollaro rimangono determinanti.
Prospettive
Entrando nell’ultima parte dell’anno, il quadro rimane complessivamente costruttivo ma più complesso rispetto ai mesi precedenti.
La crescita economica globale continua a mostrare una buona capacità di tenuta e gli utili societari rimangono generalmente solidi. Allo stesso tempo, però, valutazioni elevate in alcuni segmenti del mercato americano, rendimenti obbligazionari più alti e persistenti tensioni geopolitiche suggeriscono maggiore prudenza.
I principali fattori da monitorare saranno l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, l’andamento del petrolio, le prossime decisioni della Federal Reserve e delle altre principali banche centrali e la capacità delle società tecnologiche di giustificare attraverso utili e flussi di cassa gli enormi investimenti legati all’intelligenza artificiale.
In questo contesto, diversificazione, qualità degli investimenti e gestione attiva del rischio rimangono elementi centrali nella costruzione dei portafogli. Più che cercare di anticipare ogni movimento di breve periodo, riteniamo importante mantenere un approccio disciplinato, capace di cogliere le opportunità offerte dall’aumento dei rendimenti obbligazionari e dalla crescita strutturale di alcuni settori, senza sottovalutare i rischi derivanti da valutazioni elevate, geopolitica e inflazione.