Il 2026 si è aperto con mercati globali complessivamente positivi, ma caratterizzati da una volatilità più elevata rispetto alla fine del 2025. Il quadro resta costruttivo, con investitori ancora orientati al rischio, ma sempre più selettivi tra settori, aree geografiche e asset class, in un contesto dominato dall’evoluzione dei tassi, dall’andamento dell’inflazione e dalle prospettive di crescita globale.

Negli Stati Uniti, gli indici hanno registrato progressi moderati, accompagnati da un’evidente rotazione settoriale. La leadership si è progressivamente ampliata oltre le mega-cap tecnologiche, a favore di settori più ciclici e tradizionali come industriali, finanziari e beni essenziali. Le small cap hanno sovraperformato le large cap e i titoli value hanno continuato a fare meglio dei growth, segnalando un mercato più equilibrato e meno dipendente da pochi nomi. La Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati, confermando un approccio attendista: le aspettative di tagli nel breve si sono ridimensionate, alla luce di un’inflazione in rallentamento graduale e di un mercato del lavoro ancora solido.

In Europa il tono è stato più favorevole. Gli indici hanno beneficiato di dati macroeconomici stabili, risultati societari complessivamente migliori delle attese e di una politica monetaria prudente da parte della BCE. Banche, industriali, risorse di base ed energia sono stati tra i settori più brillanti, mentre alcune aree più sensibili ai margini e ai consumi hanno mostrato maggiore debolezza.

Il quadro asiatico si è confermato eterogeneo. Il Giappone ha mostrato una buona tenuta, sostenuto anche da un indebolimento dello yen, mentre la Cina e Hong Kong hanno evidenziato maggiore volatilità, riflettendo una fiducia ancora fragile sulle prospettive di crescita domestica. Più in generale, i mercati emergenti e l’Asia ex-USA hanno continuato a sovraperformare, contribuendo all’allargamento della leadership globale.

Le materie prime sono state le vere protagoniste del mese. I metalli preziosi e industriali hanno registrato movimenti molto accentuati, con l’oro capace di toccare nuovi massimi storici prima di una rapida correzione finale. Un andamento che riflette un mix di tensioni geopolitiche, riposizionamenti tecnici e fondamentali strutturalmente solidi. Anche il comparto energetico ha mostrato forti oscillazioni, confermando la natura intrinsecamente volatile di questa asset class.

Sul fronte obbligazionario, i rendimenti governativi hanno mostrato dinamiche differenziate tra le varie aree geografiche, mentre il credito ha beneficiato di una contrazione degli spread, sostenuto da una propensione al rischio ancora positiva. Le valute hanno giocato un ruolo rilevante nella performance dei portafogli, con una debolezza del dollaro nella prima parte del mese e forti movimenti sulle divise legate alle materie prime.

Nel complesso, gennaio 2026 non è stato un mese di equilibrio, ma di selezione. I mercati hanno premiato la diversificazione intelligente, l’esposizione geografica ampia e le strategie con un posizionamento chiaro. In un contesto così dinamico, la gestione attiva e la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti restano elementi centrali per la costruzione dei portafogli.