Il mese di dicembre ha segnato la chiusura di un 2025 positivo per i mercati finanziari globali, ma anche l’emergere di un atteggiamento più prudente da parte degli investitori. Dopo un anno caratterizzato da rendimenti diffusi su quasi tutte le asset class, il contesto di fine anno evidenzia una crescente attenzione al rischio, alle valutazioni e alla sostenibilità del rally in vista del 2026.

Mercati obbligazionari

I rendimenti dei principali titoli di Stato a lungo termine sono rimasti per mesi all’interno di range relativamente contenuti. Il Treasury decennale statunitense ha chiuso l’anno intorno al 4,19%, il Bund tedesco al 2,90% e il BTP decennale al 3,57%, con uno spread Italia–Germania ai minimi dall’estate 2009. Fa eccezione il Giappone, dove i rendimenti continuano a salire, con il trentennale vicino al massimo storico del 3,5%.

Le pressioni al rialzo sui rendimenti governativi non si sono tuttavia completamente attenuate. Negli Stati Uniti il movimento ha interessato soprattutto il tratto lungo della curva, trainato dalla componente dei tassi reali, mentre le scadenze brevi sono rimaste più ancorate alle aspettative di politica monetaria. In Area Euro, invece, sia le scadenze brevi sia quelle lunghe sono state penalizzate, con Bund e BTP che hanno mantenuto una correlazione elevata.

Sul fronte delle banche centrali, la Federal Reserve ha tagliato i tassi per la terza riunione consecutiva, segnalando però una possibile pausa e adottando un tono più prudente sul mercato del lavoro. A sorpresa, ha inoltre riavviato gli acquisti di Treasury a breve termine, favorendo un marcato irripidimento della curva. La BCE ha lasciato i tassi invariati, ribadendo un approccio fortemente dipendente dai dati, ma ha rivisto al rialzo le proiezioni su crescita e inflazione, rafforzando l’idea che il ciclo di tagli possa essere vicino alla conclusione.

Nel comparto del credito, le obbligazioni societarie hanno risentito della dinamica dei governativi, ma la contrazione degli spread, la duration contenuta e il carry elevato hanno consentito al segmento high yield di chiudere il mese con performance complessivamente positive.

Mercati azionari

I mercati azionari hanno chiuso il 2025 su nuovi massimi storici. Wall Street e le Borse europee hanno beneficiato di un contesto ancora favorevole, sostenuto dalla crescita degli utili e da condizioni finanziarie relativamente accomodanti. L’indice S&P 500 ha terminato l’anno a quota 6.845 punti, confermando un trend rialzista che, al momento, non mostra segnali tecnici di inversione, pur in presenza di valutazioni storicamente elevate, soprattutto nel comparto tecnologico.

Il tema dell’Intelligenza Artificiale continua a sostenere i titoli growth, ma iniziano a emergere interrogativi sulla sostenibilità degli investimenti, sull’aumento dell’indebitamento e sui ritorni economici effettivi nel breve periodo. In questo contesto, Wall Street appare più vulnerabile rispetto ad altre aree geografiche, pur con livelli di supporto tecnici ben definiti.

Di rilievo la sovraperformance dei listini europei – con l’Italia in prima linea – e dei mercati emergenti (con l’eccezione della Cina), favoriti da valutazioni più contenute e da una minore concentrazione tecnologica. Le Borse europee hanno beneficiato in particolare della buona tenuta dei settori bancario, assicurativo e infrastrutturale, mentre l’interesse per il comparto tecnologico è rimasto più selettivo.

Materie prime

Le materie prime hanno mostrato un andamento misto. Il comparto energetico, pur rappresentando una componente centrale degli hard assets, ha continuato a sottoperformare, penalizzato dai timori di eccesso di offerta e da una dinamica dei prezzi che appare incoerente con uno scenario macro di tipo “Goldilocks”. Il gas naturale ha risentito di condizioni climatiche miti, mentre il petrolio ha chiuso l’anno sotto pressione.

Di contro, i metalli industriali hanno beneficiato di problematiche produttive in alcuni importanti siti estrattivi, mentre i metalli preziosi hanno chiuso il 2025 con grande slancio, trainati in particolare da platino e argento.

Conclusioni

Il 2025 si chiude con mercati ancora forti ma meno lineari rispetto alla prima parte dell’anno. Il rally diffuso su tutte le asset class ha beneficiato di politiche monetarie espansive, crescita economica resiliente e fiducia degli investitori, ma mostra segnali di affollamento e di maturità del ciclo. In questo contesto, per il 2026 diventa centrale un approccio più selettivo, orientato alla qualità, alla diversificazione geografica e settoriale e a una gestione attenta del rischio, evitando di inseguire indiscriminatamente il momentum.